Acido fluoridrico – wikipedia electricity cost per month

È il più debole acido alogenidrico. Questo comportamento è dato dal fatto che ha il raggio atomico molto piccolo, ciò porta ad avere gli elettroni su orbitali molto ravvicinati tra di loro. Per diventare un acido deve (in accordo con la teoria acido-base di Lewis) accettare un doppietto elettronico per cedere il protone e trasformarsi in anione F-. Qui entrano in gioco le forze repulsive degli orbitali di valenza (2s e 2p), così elevate che F- cede elettroni per legarsi al protone e riformare l’acido spostando l’equilibrio verso i reagenti. [3] HF + H 2O ↽ − − ⇀ {\displaystyle {\ce {}}} H 3O + + F −

Inoltre, il legame originato dalla sovrapposizione degli orbitali 1s dell’idrogeno con gli orbitali 2p del fluoro, avendo dimensioni simili, tenderà ad avere migliore sovrapposizione degli orbitali atomici e quindi legami più forti. Infatti la lunghezza di legame H-F è pari a 0.917 Å (la più bassa tra gli acidi alogenidrici) e energia di legame pari a 136 k cal/ mole (la più alta tra gli acidi alogenidirci).

L’elevata elettronegatività del fluoro (è l’elemento più elettronegativo di tutti) rende il legame H-F estremamente polare, unita alle piccole dimensioni degli atomi consente a due o più molecole di acido fluoridrico puro in fase gassosa di formare degli aggregati (HF) n (con n che varia da 2 a 6) in cui le molecole sono tenute insieme da legami a idrogeno. Particolarmente stabile e ben documentato è il dimero H 2F 2, che tende a formare i sali idrogenodifluoruro.

Tale aggregazione si riflette nel suo punto di ebollizione, estremamente maggiore a quello degli altri acidi alogenidrici ( cloridrico, bromidrico, iodidrico); lo stesso fenomeno spiega anche il più elevato punto di ebollizione dell’acqua rispetto a quello dell’ acido solfidrico, che a temperatura ambiente è un gas.

All’impianto si alimenta H 2SO 4, oleum o SO 3. Si tende a lavorare con eccesso di acido solforico in modo da spingere la reazione verso i prodotti, tuttavia troppo acido produce peci di reazione umide, appiccicose, corrosive e difficili da gestire.

A causa delle impurezze inevitabilmente presenti nel materiale di partenza si ha la formazione di sottoprodotti quali H 2SiF 6 da SiO 2. Composti come FeO, MgO, CaCO 3 e materiali organici in generale consumano acido solforico e oleum. I composti del fosforo, arsenico e boro necessitano di attrezzature speciali per essere rimossi mentre la presenza di ioni cloruro aumenta la corrosività dell’HF nei confronti delle apparecchiature.

La seconda guerra mondiale ha portato una rivoluzione nel campo delle applicazioni dell’HF: la necessità di catalizzatori di alchilazione per produrre benzine a elevato numero di ottano per i carburanti avio, la nascita dell’industria nucleare che richiede esafluoruro di uranio e la rapida crescita del mercato dei clorofluorocarburi contribuirono ad una costante e crescente domanda di fluoruro di idrogeno, in particolare in forma anidra [4].

• Data la sua capacità di sciogliere quasi tutti gli ossidi, trova impiego anche per rimuovere tracce di ossidi dalle superfici metalliche (ad esempio la pulizia del silicio nell’industria dei semiconduttori), nella produzione di lampadine smerigliate, nella marcatura di manufatti in vetro e come agente di decapaggio nell’ industria siderurgica.

È uno dei pochi agenti corrosivi capaci di intaccare il vetro. Le soluzioni acquose di questo composto vengono pertanto conservate in contenitori in polietilene o teflon in grado di resistere all’azione estremamente corrosiva di quest’acido.

L’acido fluoridrico corrode il vetro e diversi metalli. Per questa ragione viene comunemente conservato in contenitori in plastica (sebbene anche il PTFE sia moderatamente permeabile a esso). L’acido fluoridrico è estremamente tossico sia per inalazione della forma gassosa ( IDLH = 30 ppm) che per contatto con la soluzione acquosa; l’affinità dello ione fluoruro con gli ioni calcio e magnesio danneggia il tessuto osseo e le vie nervose. L’ingestione è spesso mortale. I primi sintomi di avvelenamento possono manifestarsi anche a distanza di 12 ore dal contatto con la sostanza, quando ormai può essere troppo tardi per intervenire, una circostanza che rende questo composto molto pericoloso. Nel 1979 lo scoppio di una bombola di questo gas all’ Ausimont di Porto Marghera provocò 3 morti e 15 feriti [6].