Industria – wikipedia npower gas price per unit

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Lo stesso termine viene utilizzato in senso più stretto per indicare alcune attività di produzione di beni che rientrano nel settore secondario dell’ economia, [1] distinguendo in questo modo l’industria dalla produzione agricola ( settore primario) e dalla produzione di servizi ( settore terziario). In senso ancora più stretto, ci si riferisce alla sola produzione di beni del settore secondario in serie, cioè attraverso procedure standardizzate, permettendo quindi la produzione di beni su larga scala, cioè in grandi quantità, a differenza dell’ artigianato, dove il prodotto viene realizzato in quantità limitata.

Tale caratteristica rende l’attività industriale più complessa rispetto a quella artigianale, richiedendo l’utilizzo di un modello organizzativo strutturato (ovvero più o meno complesso), applicazione di standard per la produzione in serie, l’impiego di macchine e costose infrastrutture per la produzione, la concentrazione del lavoro in uno o più siti produttivi, uno schema predeterminato di divisione dei lavori, un sistema di distribuzione commerciale articolato su un territorio più vasto e un attento studio di fattibilità (che utilizza gli studi e/o i contributi prodotti principalmente nell’ambito dell’ economia industriale e dell’ economia aziendale) al fine di minimizzare i rischi per l’impresa derivanti dalla costruzione di uno stabilimento industriale. Di conseguenza in ambito industriale il capitale e l’apporto di natura finanziaria sono predominanti rispetto ad altri fattori (ad esempio l’apporto individuale dell’imprenditore), che sono invece predominanti nell’ambito dell’artigianato.

Già nella preistoria erano esercitate molte attività di trasformazione dei materiali per ottenere dei beni (ad esempio per la produzione di oggetti in pietra), ma per assistere alla creazione di una vera e propria industria dotata di un complesso sistema organizzativo bisogna attendere fino alla fine del XVIII secolo, quando ha luogo la cosiddetta " rivoluzione industriale", che ha inizio con lo sviluppo dell’ industria tessile in Gran Bretagna, [1] al quale seguì lo sviluppo dell’ industria siderurgica. [1]

Nel XX secolo ha luogo un ulteriore progresso dal punto di vista industriale, contraddistinto dall’affermarsi del petrolio e del gas naturale come principali fonti di energia, [3] che ha portato alla nascita di nuovi stabilimenti e con essi nuove opportunità lavorative. [3] Tale crescita economica fu rallentata negli anni settanta a causa dell’avvento della crisi petrolifera, [3] a seguito della quale si verificò uno spostamento della manodopera dal settore secondario (di cui fa parte l’"industria" propriamente detta) al settore terziario (orientato alla fornitura dei servizi), [3] in particolare per quello che riguarda l’industria dell’ informatica e della telematica, [1] che si svilupparono durante la seconda guerra mondiale come conseguenza dell’avanzamento in ambito scientifico e tecnologico derivante dalla situazione di rivalità tra le nazioni belligeranti. [1] In seguito a tale trasformazione dell’assetto occupazionale, il termine "industria" venne utilizzato in senso più ampio anche per il settore terziario, in particolare nell’accezione di "industria dei servizi".

Qualsiasi processo di produzione industriale utilizza le cosiddette " materie prime" che vengono trasformate con mezzi tecnologici per ottenere il prodotto finito, passando eventualmente attraverso la produzione di semilavorati. [3] La trasformazione delle materie prime può essere o comprendere più propriamente lavorazioni di montaggio (assemblaggio) di componenti, seguite o meno da fasi d’installazione del prodotto nell’ambiente di destinazione/impiego.

Al fine di ottenere il maggiore vantaggio per l’impresa, la produzione del bene richiesto deve avvenire nel modo migliore e con il miglior rapporto costo/beneficio, che in termini economici significa col massimo profitto a parità di spesa. Per arrecare il massimo vantaggio al consumatore, tale bene deve inoltre soddisfare dei criteri minimi di qualità, che devono essere controllati durante tutte le fasi del processo produttivo.

Dall’altra parte l’attività industriale è spesso associata a rischi per la salute umana e per l’ambiente, soprattutto nelle zone interessate da tale attività produttiva. Ciò è dovuto al fatto che assieme ai beni desiderati possono essere prodotte delle sostanze non desiderate che possono essere tossiche o non biodegradabili. [4] L’ inquinamento provocato da tali sostanze può riguardare, l’aria, l’acqua o il suolo. Un’altra forma di inquinamento associata alle attività industriali è l’ inquinamento termico, che è causato dallo scarico di acqua ad elevata temperatura (proveniente dai circuiti di raffreddamento degli impianti) in mare, nei fiumi o nei laghi. [4] Ciò determina delle pericolose modifiche negli ecosistemi acquatici, con gravi conseguenze per la vita degli esseri viventi che li popolano. [4] Settori dell’industria [ modifica | modifica wikitesto ]

L’industria si suddivide in molteplici settori, ognuno con una propria specializzazione ed è in costante mutamento adattandosi di volta in volta alle esigenze del consumo ed alle nuove tecnologie di produzione. Mentre nel passato si utilizzava il termine industria per riferirsi a prodotti tangibili, ormai da tempo lo si impiega anche per i prodotti intangibili ovvero i servizi.

• industria manifatturiera: relativa alla trasformazione dei beni; [3] include l’ industria metallurgica, l’ industria chimica, l’ industria petrolchimica, l’ industria farmaceutica, l’ industria meccanica, l’ industria automobilistica, l’ industria aeronautica, l’ industria elettronica, l’ industria del software, l’ industria alimentare e l’ industria tessile

Un’altra classificazione più dettagliata in base alla tipologia dell’attività produttiva è stata stilata dall’ ISIC ( International Standard Industrial Classification of All Economic Activities) e prevede l’utilizzo di una sigla alfanumerica costituita da una lettera che indica la macrocategoria (ad esempio agricoltura, industria estrattiva, industria manufatturiera, ecc.) e un numero che identifica maggiormente nel dettaglio il particolare settore produttivo (ad esempio la produzione di latticini è indicata dalla sigla C 105). [6]

Inoltre a seconda della maggiore o minore utilità dei prodotti, si distingue tra "industria di base" (per la produzione di beni indispensabili) e "industria non di base" (per la produzione di beni di interesse secondario). [1] Note [ modifica | modifica wikitesto ]