Inerte – wikipedia gas 78 facebook

Nel caso di calcestruzzi non armati la presenza di cloruri non è così dannosa, ma determina solo un problema di carattere estetico nei manufatti soggetti a cicli di bagnatura e asciugamento che determinano l’insorgere di depositi salini superficiali.

• limo, argilla, humus (terreni vegetali): la loro presenza può compromettere l’adesione tra inerte e matrice cementizia determinando una riduzione della resistenza meccanica del materiale ma non determina alcuna riduzione del grado di durabilità del calcestruzzo. Questi inquinanti possono essere eliminati mediante lavaggio;

• il contenuto di solfati solubili in acido (espressi come SO 3 da determinarsi con la procedura prevista dalla UNI-EN 1744-1 punto 12) dovrà risultare inferiore allo 0.2% sulla massa dell’aggregato indipendentemente se l’aggregato è grosso oppure fine;

• non dovranno contenere forme di silice amorfa alcali-reattiva o in alternativa dovranno evidenziare espansioni su prismi di malta, valutate con la prova accelerata e/o con la prova a lungo termine in accordo alla metodologia prevista dalla UNI 8520-22, inferiori ai valori massimi riportati nel prospetto 6 della UNI 8520-2.

Le NTC 2008 (p.to 11.2.9.2) ammettono l’utilizzo per i calcestruzzi strutturali anche di inerti grossi provenienti da riciclo – Recycled Concrete Aggregate o RCA (demolizioni di interi edifici, demolizioni di solo calcestruzzo semplice o armato, scarti del ciclo di produzione di elementi prefabbricati in calcestruzzo armato, ecc.).

Per realizzare un calcestruzzo avente la massima densità sono state proposte diverse formule teoriche che prendono il nome dai loro ideatori come Bolomey, Faury, Vallette, Dreux, ecc.; ma la più usata in Italia è quella di Fuller e Thompson:

Bolomey ha modificato la formula di Fuller che prende in considerazione solo la granulometria degli aggregati aggiungendo un coefficiente A che tiene conto anche della lavorabilità richiesta e dalla tipo di aggregato (alluvionale o frantumato):

In letteratura esistono diagrammi, variabili in funzione del diametro massimo dell’inerte, riportanti un fuso granulometrico (costituito da due curve granulometriche ideali che fissano il limite superiore e quello inferiore); la curva reale risulta idonea se ricade all’interno del fuso di riferimento.

• granulometria – tutti gli aggregati devono essere definiti in base al diametro superiore( D) e inferiore( d) dei setacci di riferimento. I valori superiore e inferiore del diametro devono essere scelti all’interno delle serie riportate nel prospetto 1 della UNI EN 12620. La denominazione diventa: tipo di aggregato d/D: es. sabbia 0/2;

Gli aggregati utilizzabili ai fini del confezionamento del calcestruzzo strutturale, devono possedere marcatura CE secondo il DPR n.246/93 e successivi decreti attuativi, inoltre devono essere conformi ai requisiti della normativa europea armonizzata UNI EN 12620; mentre per gli aggregati leggeri si deve far riferimento alla norma europea armonizzata UNI EN 13055-1.

• livello 2+: per le opere per cui è richiesto un elevato grado di sicurezza – è richiesta una dichiarazione di conformità CE alla norma UNI EN 12620 rilasciata dal produttore (con riferimento al sistema di attestazione) accompagnata dalla certificazione del Controllo del processo di Fabbrica ( Factory Control Production o FPC) rilasciata da un organismo notificato. È il caso delle opera in calcestruzzo armato;

• NPD: nessuna prestazione determinata – significa che una certa caratteristica dell’aggregato non è stata misurata perché, pur richiesta dalla normativa europea (EN), non è contemplata dalla normativa italiana. Un esempio è in contenuto di conchiglie non previsto dalla normativa italiana che non accetta inerti di origine marina.