Monopolio naturale – wikipedia 3 main gas laws

#####

Si definisce monopolio naturale una configurazione industriale in cui il numero ottimale di imprese presenti sul mercato è uno. Il monopolio naturale si manifesta quando nell’intervallo di produzione rilevante, ossia nell’intorno del volume di produzione domandato dal mercato, la funzione di costo è subadditiva. Ciò significa che i costi sostenuti da una sola impresa nel produrre l’intera quantità domandata sono inferiori a quelli che sosterrebbero due o più imprese contemporaneamente presenti sul mercato. Sotto queste condizioni, la presenza di un unico operatore è più efficiente di una pluralità di imprese, fermi restando i costi sociali comunque generati da un monopolista.

• le caratteristiche tecnologiche del settore, riferibili essenzialmente alla rilevanza dei costi fissi, da cui scaturiscono costi marginali strettamente decrescenti (il costo di produzione dell’ultima unità prodotta è inferiore a quello di tutte le precedenti) e di conseguenza costi medi strettamente decrescenti (il costo medio diminuisce all’aumentare del volume di produzione poiché la curva del costo marginale è sempre al di sotto di esso)

Se in monopolio naturale si volesse replicare il comportamento d’impresa perfettamente concorrenziale, si perverrebbe ad una configurazione in cui il profitto d’impresa è negativo: questo aspetto rappresenta un elemento problematico nella "regolamentazione pubblica" dei comportamenti di imprese private in mercati di monopolio naturale: atteso che su un mercato vi sia un’unica impresa monopolista – se il monopolio è naturale – obbligare tale impresa a comportarsi come se fosse in perfetta concorrenza, le farebbe ottenere un profitto negativo. Per questo motivo, la regolamentazione del monopolio naturale non può prevedere che l’impresa privata sottoposta a regolamentazione pubblica replichi la perfetta concorrenza. Il punto più vicino alla perfetta concorrenza, compatibile con profitti d’impresa non negativi è il punto di second best nel quale il prezzo eguaglia il costo medio di produzione: tale punto giace in una posizione intermedia tra il punto di ottimo per il monopolista e il punto di perfetta concorrenza.

Attualmente in Italia sono veramente pochi gli esempi di monopolio naturale applicato "puramente": in effetti, la privatizzazione di servizi, quali telefonia fissa e autotrasporto, ha minimizzato la diffusione di tale struttura economica a favore della icastica ricerca della concorrenza perfetta.

Alcuni esempi possono comunque essere trovati nella struttura del mercato elettrico e gas, in cui società di distribuzione e società di trasporto sono riconosciute come monopoli naturali e come tali sottoposti ad una regolazione che mira parallelamente ad incentivare i comportamenti virtuosi per la collettività (es. attraverso la parametrizzazione dei ricavi consentiti) e ad impedire sussidi incrociati verso altri segmenti della filiera.

Questa situazione può dare un potere enorme all’operatore unico e giustifica quindi l’intervento del potere pubblico, che può assumere diverse forme: esecuzione pubblica, nazionalizzazione, o controllo esterno della gestione privata attraverso l’intermediazione di un regolatore o di una autorità creata appositamente (attraverso per esempio una delegazione di servizi pubblici).

La manutenzione, costruzione e gestione della rete stradale è sempre stata ad esecuzione pubblica. Il servizio idrico integrato ( acquedotto e fognatura) e lo smaltimento dei rifiuti, un tempo gestiti esclusivamente dalle amministrazioni locali, sono in fase di privatizzazione sotto il controllo delle autorità di ambito territoriale ottimale (ATO).

• nel caso l’impresa di monopolio raggiungesse profitti infatti, altre imprese potrebbero entrare nel mercato, abbassando i prezzi e inducendo la prima ad abbassarli ulteriormente, in una guerra al ribasso dei prezzi. Ciò porterebbe l’offerta sull’equilibrio finanziario dell’impresa, dove la domanda del bene è uguale al costo medio della produzione: questa situazione comporta uno stato di second best (ottimo di secondo livello).

Entrambe le situazioni presentano dei difetti a cui è impossibile rimediare: difatti, nella scelta di first-best il monopolista vedrà i propri profitti diventare negativi. Si può facilmente capire come i suoi ricavi siano uguali ai costi variabili (prezzo=costo marginale), mentre i costi fissi non siano coperti da alcuna entrata. E visto che lo Stato tiene conto anche del monopolista, non potrà mai fargli applicare un prezzo tale da avere solo perdite, poiché egli uscirebbe subito dal mercato e la produzione si annullerebbe.

Si ricorre così a una scelta di second-best, in cui il prezzo viene fissato pari al costo medio, in modo che il monopolista possa coprire i costi fissi attraverso un minimo profitto. Intuitivamente è facile capire come, scegliendo questa strada, vi sia una perdita di benessere sociale.