Musica beat – wikipedia electricity generation by source by country

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L’esatta origine dei termini "beat music" e "Merseybeat" è attualmente poco determinabile. Il termine "Beat" per la musica sembra avere solo marginalmente una connessione con il movimento letterario della Beat Generation degli anni ’50, e molto di più con le linee ritmiche che le band presero a modello dal rock and roll, rhythm and blues e soul music. Quando l’onda iniziale del rock and roll degli anni ’50 iniziò a calare, la musica "Big beat", poi contratta in "Beat", divenne la alternativa dei concerti da ballo riferendosi ad artisti come Tommy Steele, Marty Wilde e Cliff Richard [4].

Il termine " Mersey Beat" invece fu coniato per una rivista musicale di Liverpool nel 1961 da Bill Harry [5]. La band the Pacifics furono rinominati come The Merseybeats nel febbraio del 1962 da Bob Wooler del Cavern Club [6]. Con la nascita dei Beatles nel 1963, i termini "Mersey sound" e "Merseybeat" venivano correntemente utilizzati per gruppi e cantanti di Liverpool, generando così il primo caso nella musica inglese in cui una sonorità ed un luogo venivano accostati in un unico termine [7]. Le scene equivalenti di Birmingham e Londra vennero invece nominate rispettivamente "suono di Brum beat" e "suono di Tottenham" [8].

La caratteristica più importante di questa musica fu la battuta forte attraverso l’utilizzo del tempo tipico dei precedenti rock and roll e rhythm and blues, ma spesso con guidando l’enfasi verso tutte le battute del 4/4 [9]. Tale ritmo fu sviluppato nei club di Amburgo, in Germania, dove molti gruppi inglesi, compresi i Beatles, i Searchers ed altri suonarono ad inizio anni ’60. Tale ritmo, li conosciuto come "mach schau" [10].

I complessi beat erano caratterizzati da una formazione dominata dalle chitarre elettriche, con armonie vocali e melodie orecchiabili. [11] I ritmi veloci e cadenzati rivelano un’evidente derivazione da quelli usati nella musica soul e nel rhythm and blues, ma con linee melodiche in grado di addolcire certe asprezze del rock and roll e del blues. Le parti vocali possono ricordare il doo-wop, con i cori che ripetono sillabe senza senso, ma a differenza di quest’ultimo è meno comune l’utilizzo del falsetto.

Nei tardi ’50 dopo il declino della scena skiffle, iniziò ad emergere nei più grandi centri urbani come Liverpool, Manchester, Birmingham Londra, una fiorente scena culturale e musicale. Questo fenomeno fu particolarmente accentuato a Liverpool, dove si stimò che ci fossero circa 350 gruppi musicali attive che si esibivano in balere, sale da concerto e club [5]. La città era divenuta negli anni precedenti, un perfetto punto di origine di nuove forme musicali, viste anche la solidarietà locale, il declino industriale, l’assenza di Stato sociale, unite alla presenza di una larga popolazione di origine irlandese, elementi tutti messi in relazione più volte dalla critica. Come città portuale poi era il miglior collegamento con l’ America, punto di accesso sia di dischi che di strumenti che non potevano essere esportate per via delle restrizioni [12]. È da questo collegamento che derivano le influenze americane dell’era come Buddy Holly and the Crickets (gruppo dal quale i Beatles derivarono il loro nome) mescolate alle precedenti esperienze del rock and roll britannico come ad esempio The Shadows [13].

Dopo il successo nazionale dei Beatles in Gran Bretagna dal 1962, molti musicisti di Liverpool come Gerry & The Pacemakers, the Searchers e Cilla Black furono in grado di seguirli nelle classifiche. Il primo esempio di band non della città, ne prodotto da Brian Epstein, furono i Freddie and the Dreamers di Manchester [14] come i Herman’s Hermits e the Hollies [15].

Fuori da Liverpool, molte scene locali sono state influenzate in diverse misure dal rock and roll e più dal rhythm and blues e più tardi later direttamente dal blues. Tra queste sono da ricordare le band di Birmingham che venivano spesso raggruppate nel movimento beat, come the Spencer Davis Group e the Moody Blues. Band ugualmente influenzate dal blues che vennero fuori da scene locali furono i the Animals di Newcastle ed i Them di Belfast. Per quanto riguarda invece il suono di Tottenham, appellativo che veniva affibbiato ai gruppi londinesi, c’erano the Dave Clark Five, the Rolling Stones, the Kinks e the Yardbirds [16].

Dal 1967 la musica beat iniziò però a venire superata, in particolare dal blues rock che stava cominciando ad emergere. La maggior parte dei gruppi che non si erano ancora sciolti si mosse, come i Beatles, verso diverse forme di musica rock e pop, come per esempio il rock psichedelico e il rock progressivo. [17]

Il termine "British invasion" fu coniato dal giornalista televisivo Walter Cronkite per descrivere l’arrivo dei Beatles nel 1964 e la Beatlemania che ne scaturì [21]. Da questo momento in poi molti furono i gruppi beat che scalarono le classifiche americane e tra questi the Animals, Petula Clark, the Dave Clark Five, the Rolling Stones, Donovan, Peter and Gordon, Manfred Mann, Freddie and the Dreamers, Wayne Fontana and the Mindbenders, Herman’s Hermits e the Troggs [22].

Se negli anni ’60, anche grazie al boom economico in Italia si apriva un fiorente mercato discografico, in Inghilterra la grande presenza di band e musicisti rendeva il mercato saturo, spostando spesso la propria attenzione verso la Germania, dove vi era anche un consistente contingente militare americano. Fu in questo contesto che un gran numero di band d’oltremanica, spesso aiutate da discografici italiani in cerca di novità da proporre, venivano lanciati nel mercato nazionale come band di successo. Tra questi possiamo ricordare i Bad boys, Cyan Three, Motowns, The Primitives, Renegades, The Rokes, Sopworth Camel, Sorrows [23].

Nell’ambito della scena inglese vanno ricordati i Jam di Paul Weller, debitori non soltanto al movimento dei Mod (o Mods), ma anche di gruppi come Beatles, Kinks, Who. Molto evidente il riferimento anche nei primissimi dischi di Joe Jackson, caratterizzati da un beat essenziale ed elettrico basato su linee veloci di basso e chitarra elettrica. Gli XTC, originari della cittadina inglese di Swindon, rivelano, fin dai primissimi album, uno stretto legame con la musica beat e psichedelica degli anni sessanta. Tale influsso, a metà fra sincera devozione e parodia, è ancor più evidente nell’esperienza parallela dei Dukes of Stratosphear, alla quale partecipano gli stessi componenti degli XTC.

Per quanto riguarda l’Italia, vanno segnalate influenze nell’ambito della scena musicale torinese degli anni ottanta. Nel 1983 nascono nel capoluogo subalpino gli Statuto, destinati a diventare il gruppo di punta del movimento mod nazionale. Sempre a Torino gravitano, nella prima metà del decennio, i Blind Alley. Il primo gruppo a riportare il beat in Italia sono Gli Avvoltoi di Bologna, ricercando i brani più oscuri del periodo 60 italiano e proponendo brani originali.