Roccia filoniana – wikipedia 5 gases in the atmosphere

Di solito il magma risalendo comincia a raffreddarsi in profondità formando cristalli evidenti, analoghi a quelli delle rocce intrusive, che diventeranno i fenocristalli della roccia finale. Quando il magma si avvicina alla superficie terrestre senza raggiungerla o si infila in fratture formando filoni, il suo raffreddamento si fa più rapido perché le rocce incassanti sono più fredde che in profondità. Cedendo rapidamente calore alle rocce circostanti, il magma nel filone cristallizza ad una velocità maggiore rispetto a quella della massa magmatica il cui raffreddamento genererà le rocce intrusive, ma minore rispetto a quella delle rocce effusive, che si raffreddano al contatto con l’ atmosfera terrestre. Il risultato è la formazione di una roccia completamente cristallina ( olocristallina), ma a grana molto fine ( afanitica o faneritica fine), con o senza i cristalli formatisi in profondità [2].

• aplitica una particolare tessitura di rocce composte esclusivamente o quasi di minerali sialici ( quarzo e feldspati), con cristalli formatisi tutti contemporaneamente e quindi privi di una forma geometrica regolare ( tessitura xenomorfica o allotriomorfica);

• pegmatitica presente in piccoli corpi magmatici o filoni di scarsa estensione vicini alla superficie. È una forma particolare di tessitura porfirica, dove i fenocristalli assumono dimensioni molto grandi (pluricentimetriche) o addirittura gigantesche (molti metri) e la pasta di fondo è faneririca. É determinata dalle frazioni residue di fuso di un magma quasi completamente cristallizzato, nelle quali si concentrano gas ed elementi volatili rari, che rallentano la nucleazione dei cristalli.

In passato, specialmente nella letteratura scientifica italiana, le rocce filoniane erano sistematicamente aggregate alle rocce intrusive, alle quali si pensava fossero sempre geneticamente correlate [3]. Questo approccio può essere valido quando la tessitura è faneririca, ossia mostra cristalli visibili ad occhio nudo, che si presume essersi formata ad una certa profondità. D’altra parte quando la tessitura è afanitica micro- o criptocristallina sembra più corretto utilizzare la terminologia delle rocce effusive.

« usare per le rocce ipoabissali la sistematica intrusiva quando esistano chiare relazioni spazio-temporali tra dicchi [filoni] e masse plutoniche, mentre si seguirà la nomenclatura delle rocce vulcaniche e la corrispondente procedura classificativa negli altri casi» [4].

Se si sceglie di applicare la nomenclatura intrusiva e la grana è sufficientemente grande per riconoscere i minerali della pasta di fondo, si usa il nome della roccia intrusiva corrispondente preceduto dal prefisso micro- (es: microdiorite, microgranito) quando la tessitura è priva di fenocristalli, o il termine porfido seguito dal nome della roccia intrusiva quando sono presenti fenocristalli. Tuttavia quest’ultimo termine è stato utilizzato in passato solo per le rocce acide o intermedie tanto intrusive quanto effusive, mentre per quelle basiche si usava il termine porfiriti.

Nella maggioranza dei casi, tuttavia, è difficile o impossibile utilizzare l’ analisi modale, indispensabile per entrare nei diagrammi classificativi QAPF delle rocce magmatiche. In questi casi è consigliato l’uso del diagramma di Streckeisen e Le Maitre (1979) [5] qui a lato, basato sulla norma, considerato equivalente alla classificazione modale basata sul diagramma QAPF.

Le rocce filoniane porfiriche, più o meno alcaline, ricche in minerali mafici e con fenocristalli di soli minerali mafici vanno sotto il nome comprensivo di lamprofiri e hanno una loro nomenclatura specifica. Affini ai lamprofiri sono le lamproiti, rocce filoniane peralcaline e ultrapotassiche. Apliti, granofiri e pegmatiti sono particolari rocce filoniane associate ai magmi granitici-granodioritici.