Spettrometro di massa – wikipedia electricity lesson plans 8th grade

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Gli ioni prodotti da una sorgente passano attraverso una coppia di fenditure strette che ne definiscono la traiettoria e tra le quali è applicata una differenza di potenziale. All’uscita dalla seconda fenditura tutti gli ioni, a parità di carica, indipendentemente dalla loro massa possiedono l’ energia cinetica:

Si ottiene così un fascio di ioni isoenergetici (aventi la medesima energia) sottile e collimato che entra in una regione in cui agisce soltanto un campo magnetico B uniforme. Essi sono in questo modo sottoposti ad una forza, detta forza di Lorentz, data dalla seguente relazione:

Poiché la massa m, il campo B e la carica q sono costanti, e la velocità v non cambia in modulo essendo la forza esclusivamente centripeta, anche il raggio di curvatura è costante, dunque la traiettoria descritta dalla particella è un arco di circonferenza. A parità di energia cinetica e di carica, a masse diverse corrispondono velocità diverse, e quindi raggi diversi. Il rapporto massa carica risulta quindi determinato per i vari tipi di ioni dalla misura di r, noti il campo magnetico e la differenza di potenziale acceleratrice.

Gli spettrometri di massa operano in condizioni di alto vuoto a seconda della sezione dello strumento considerata: 10 -4 mmHg nella sezione di ionizzazione (fanno eccezione i sistemi di ionizzazione a pressione atmosferica (i.d. APCI) e a plasma (ICP); 10 -8 nel sistema di analizzazione (separazione degli ioni) e nel sistema di rivelazione. Tutto ciò è necessario per poter ottenere uno spettro con buona risoluzione in quanto l’analizzatore dello spettrometro di massa separa in base alla quantità di moto. La presenza di eventuali molecole di gas atmosferico, infatti, potrebbero interferire con gli ioni, variandone l’energia cinetica e peggiorando il rapporto segnale/rumore.

L’ analita viene introdotto nello strumento in ragione di pochi microgrammi e può essere introdotto direttamente o tramite un’interfaccia. Per introduzione diretta si introducono campioni solidi e liquidi altobollenti con la sonda per introduzione diretta, i liquidi bassobollenti si introducono collegando il recipiente che contiene il liquido alla sorgente sotto vuoto con un capillare sul quale si trova un restringimento per non sbilanciare troppo il vuoto.

Se lo strumento è collegato in uscita ad una colonna cromatografica, come è ormai prassi in molti casi, il campione entra nello strumento al termine dell’eluizione o direttamente in fase gassosa o tramite un’interfaccia immediatamente a valle della colonna.

Per l’ HPLC sono state sviluppate e abbandonate diverse interfacce sia ionizzanti (la ionizzazione avviene direttamente nel sistema di introduzione) sia non ionizzanti (la sorgente è separata dal sistema di introduzione), attualmente la più utilizzata è l’interfaccia ionizzante elettrospray.

L’analita può venire ionizzato secondo varie tecniche: l’espulsione di elettroni, la protonazione, la deprotonazione, la cationizzazione. Con l’espulsione di elettroni si genera uno ione-radicale, specie molto instabile che può subire facilmente frammentazione, mentre con la protonazione e deprotonazione si genera uno ione pseudomolecolare. La massa del composto è semplice da rilevare a partire dal rapporto m/z perché nella maggior parte dei casi la carica dello ione è unitaria positiva (+1).

La ionizzazione chimica è una ionizzazione indiretta basata su specie ioniche ottenute preventivamente ionizzando molecole di gas con basso peso molecolare quali il metano o l’ isobutano; è una tecnica di ionizzazione più "morbida" (ionizzazione soft).

La tecnica MALDI consiste nell’assorbire il campione su di una matrice che viene successivamente bombardata con un fascio laser (spesso un laser ad azoto). Grazie al fenomeno del desorbimento, il campione viene rilasciato in forma "clusterizzata", ovvero complessato con la matrice. Molto spesso la tecnica MALDI viene abbinata a spettrometri dotati di analizzatore a tempo di volo (Time of flight, TOF), dà poca frammentazione ( soft) e permette di analizzare composti con alto peso molecolare.

Qualunque sia il metodo impiegato per ionizzare il campione, il flusso di ioni prodotto entra nell’ analizzatore, cioè in un dispositivo capace di separare gli ioni in funzione del loro rapporto massa/carica ( m/z), in maniera analoga a come un monocromatore separa le diverse lunghezze d’onda in spettrofotometria.

Il flusso di ioni attraversa uno spazio a sezione quadrata al centro di quattro barre orizzontali parallele alle cui coppie diagonalmente opposte vengono applicate tensioni continue di segno opposto. Questo campo elettrico fisso, unito ad un altro oscillante con frequenze dell’ordine delle onde radio, fa muovere gli ioni secondo traiettorie sinusoidali consentendo solo a quelli di una data massa di attraversare l’intero quadrupolo e giungere al rivelatore.

Basata su un principio fisico analogo a quello sfruttato dal quadrupolo, la trappola ionica trattiene al suo interno tutti gli ioni liberandoli selettivamente al variare dell’intensità del campo elettrico oscillante. Esistono tre principali tipologie di trappole ioniche che si differenziano per la loro configurazione: QIT ( Quadrupole Ion Trap, tridimensionale), LTQ ( Linear Trap Quadrupole, lineare) e la trappola ionica cilindrica.

L’energia cinetica degli ioni creati nella camera di ionizzazione dipende dal potenziale di accelerazione; questo significa che gli ioni, lasciati liberi di muoversi su una traiettoria rettilinea in assenza di altri campi elettrici o magnetici, si muovono con velocità diverse in funzione della loro massa

È chiaro che se gli ioni entrano nell’analizzatore a tempo di volo in continuazione, come nel caso degli analizzatori precedenti, è impossibile ottenere una loro separazione. La miscela di ioni deve essere quindi suddivisa in una serie di brevissimi impulsi agendo sul potenziale di accelerazione.

L’uso dei calcolatori permette inoltre di combinare rapidamente la gestione dei parametri dello strumento con la ricerca bibliografica in librerie di spettri in formato elettronico, in modo da automatizzare l’identificazione dei composti in base al loro spettro ed alle condizioni operative in cui è stata condotta l’analisi.

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